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30/05/2005
Ti par poco uno spazio dove esprimersi? Letto e seguito da tanta ma tanta gente? E se la gente non sa quanto vale, quello spazio? Pensa se non ci fosse più, a chi darebbe noia. Non a me, che risparmierei soldi, tempo e inchiostro. E perle da dare in pasto ai porci. Potessi votare ora, lo chiuderei. E mi c'impegnerò, eccome.
26/05/2005
Facile, dopo un simile spettacolo, tirare fuori dal cassetto tutti i luoghi comuni sul calcio metafora della vita o di questa e di quell'altra cosa. E' successo quello che ogni tanto succede, nel reiterarsi delle liturgie pallonare: il rito ha prodotto ancora una volta il miracolo di tre gol in sei minuti, segnati in rimonta dalla squadra più debole, ma non per questo meno coraggiosa. Vengono alla mente due o tre miracoli granata in altrettanti derby, uno dei quali significò scudetto. O anche i tre gol che la Lazio inflisse al Milan in una finale di Coppa Italia già persa, e poi per magia ribaltata e vinta. La partita di stasera spiega molto bene il perché della spettacolarità del calcio, sport drammatico e ricco di colpi di scena. La sfortuna del Milan è stata quella di trovarsi di fronte l'avversario baciato dal destino: tre gol ma anche una parata mai vista di Dudek, che salva il pareggio e porta il Liverpool ai rigori, dove trionfa. Prima, l'impressionante dimostrazione di superiorità dei rossoneri, saliti al 3-0 senza scomporsi, sciorinando un gioco magnifico, potente, spettacolare, tecnico. La rabbia e i ridicoli e antisportivi commenti che vengono dai canali del padrone sono contorno e niente hanno a che fare con l'essenza vera del calcio. Quella che riporta sulla terra il Milan, grandissima squadra con tutti i difetti delle compagini italiane: troppi calcoli, troppo turnover, troppa tattica, e poche energie nervose quando servono, anche se la reazione al 3-3 è stata da squadra di assoluto rango. Il Liverpool è carne e sangue, lo si vede dalle maglie e dalla lucida follia di Jerzy Dudek. Uomini contro automi tristi, pallida copia della squadra indubbiamente più forte del continente, atrocemente beffata dal destino e dai capricci di eupalla. Non fosse la squadra del presidente del consiglio, verrebbe da esprimere solidarietà: ma il calcio è questo. Una volta tanto non è la chiosa espressa in automatico da un annoiato trainer lampadato ai microfoni delle televisioni adoranti. Il calcio è dramma, è morte e redenzione. E i Reds tornano dopo l'Heysel, vincono dopo ventun anni, l'ultima volta a Roma, a guidarli Gerrard, magnifico capitano, degno di una tradizione impareggiabile. You'll never walk alone.
25/05/2005
Di tutte quelle che ho sentito, la più stupida è quella dei tifosi viola che si riserverebbero d'invadere il campo in caso di pareggio col Brescia, cercando d'inguaiare qualche diretto concorrente poco amato (Bologna, Lazio, Siena). Una bischerata. Se la Fiorentina perde, perde sul campo; in caso di pareggio, nessuno entrerebbe in campo col risultato in bilico. Invadere a fine partita in circostanze simili significa omologazione del risultato e sanzioni a carico della società, nell'immediato se son multe o da scontare l'anno prossimo se sono squalifiche e/o penalizzazioni. La "rappresaglia" fiorentina farebbe danni ai soli fiorentini, probabilmente, e gravi. Meglio cercare la vittoria sul campo: a 42 c'è quasi certamente lo spareggio, e i viola di spareggi sono esperti...
La bega va avanti da giorni e sinceramente non appassiona. Parlo delle crisi di gelosia di Rutelli, che tengono in parte occupata l'opinione pubblica mentre l'OCSE allarma quanti confidano nella capacità del Paese di tenere stabili almeno i tassi d'interesse (eh, una volta si diceva tengo famiglia, oggi si dice tengo il mutuo). Io farei un piano articolato e offrirei in pegno Tremonti all'Unione Europea. Eliminato lui dalla circolazione, i conti si riequilibreranno spontaneamente, e i mutui resteranno appesi sui nostri soffitti, a spaventarci senza mettersi in testa mire d'espansionismo. Il che aiuterà gli italiani a comprendere quanta differenza fa veder la Margherita che corre in solitudine sulla scheda della proporzionale. Un po' è presto, un po' è sticazzi, un po' è fatalità. In pochi, veramente, affiderebbero un euro nelle mani di Rutelli sperando di fare un buon investimento. Tirem innanz, che qua il tempo si è fatto all'improvviso ben più grave.
24/05/2005
A ciascuno il suo:
i falli di mano sono affare dell'arbitro, la confessione non è prevista dal regolamento e per conto mio non è sanzionabile chi fa il pesce in barile. Vabbè le simulazioni e quant'altro, ma insomma qua si esagera. Va bene il fair play, ma il calcio si basa anche su altri valori: la contrapposizione forte, l'astuzia e l'esperienza. Se Zauri e/o Giannichedda vengono tacciati di antisportività per non aver confessato, a un Pippo Inzaghi gli dovrebbero ritirare il nulla osta.
Non confondiamo l'olimpismo con lo stratagemma volto a vincere la contesa, ché poi uno in certi frangenti "ce prova".
Diversa è la pastetta e il ritirar la gamba. Di Canio, Fowler e chissà chi altri avrebbero rinunciato a gol, rigori e quant'altro. Forse. Ma quando accade, il bel gesto viene salutato da ovazioni e sviolinate. Non a caso.
23/05/2005
Ce soir,
Si j'écrivais un poème
pour la postérité?
fichtre
la belle idée
je me sens sûr de moi
j'y vas
et à la postérité
j'y dis merde et remerde
et reremerde
drôlement feintée
la postérité
qui attendait son poème
ah mais
Gonna be all right
It's gonna be all right
I feel it
gonna be all right
Non si può dire che Rosetti abbia dato una mano alla Fiorentina, no
20/05/2005
Complimenti alla Roma, che ha vinto a Udine con pieno merito, dimostrando molte cose.
Le più significative:
- che in serie A sono cotti tutti, e da mesi, e che la differenza la fanno le motivazioni, la mente sgombra, l'atteggiamento in campo, la concentrazione, la paura. Nel bene e nel male;
- che per fare anche la più piccola delle imprese occorre sapersi spendere e crederci. Non importa chi siamo, importa che siamo; così puoi vincere con merito in casa di una delle più belle realtà del calcio italiano con un portiere imberbe, e mezzo centrocampo affidato a Virga e a Greco. Semplicemente giocandotela, come calcio insegna: undici uomini per parte, e un pallone. Dieci, la Roma, perché oggi tra Totti e Cassano non se ne fa uno. Ma la vittoria non fa una piega e aumenta il rammarico per la pastetta di domenica: giocando come ha fatto la Roma ieri noi laziali avremmo probabilmente fatto il risultato, visto che la paura apparteneva più a loro che a noi. Sono curioso di vedere che faranno domenica in campionato, dove tornerà in campo l'angoscia della retrocessione.
19/05/2005
Ma perché partecipare era così importante? Era importante per esserci. Anche se la sconfitta era bruttissima e poteva essere letale. La presenza, come dice un mio amico, è lontana anni luce dall'assenza. E si misura, la presenza. A seconda di quanto si guarda avanti piuttosto che indietro. Di quanto si spende, piuttosto che conservare. Come dicevano quelli che sostenevano che è ricco chi il denaro lo spende, non chi lo accumula. I "protagonisti" possono decidere di non farsi male, di dividersi la posta in palio, di venire a patti. E' umanissimo, quanto umano può essere l'opportunismo o la codardia. Si condannano, i protagonisti, a non esistere. Questa è la differenza. Questo è quello che insegna(va) lo spirito olimpico. In quel mondo ideale, dove si faceva sport per essere e non per sbarcare il lunario, con quanti zeri non è importante. Barare può servire a conquistarsi una ricca salvezza, non certo una solida reputazione. Resta negli occhi una perplessità: se è chiaro qual è l'interesse dell'addetto ai lavori, meno chiaro risulta l'interesse di chi dovrebbe vivere di reputazione sportiva: il tifoso. Si dovrebbe insorgere, contro la mala pratica: invece si incassa e si tace, certi che è meglio uno sputo in faccia che il tracollo. Ma quale tracollo è peggio che uno sputo in faccia? Non so. Non so quanto è importante l'opportunismo, se si ragiona di faccende "di cuore", come quelle che coinvolgono i tifosi. Me lo chiedo e mi chiedo, anche, com'è possibile conciliare il senso d'appartenenza con quello dell'opportunità. Uno afferma, l'altro relativizza. Essere o apparire, non si conciliano. O no? Secondo me solo se si appare perché si è.
18/05/2005
Sporting un cacchio
Solidarietà con i tifosi dello Sporting Lisbona che sabato scorso hanno rinunciato al suicidio, dopo aver perso lo scudetto contro il Benfica di Trapattoni. Ce n'era già d'avanzo, a pensarci bene, ma la prospettiva di rifarsi nella finale UEFA, che si giocava proprio a Lisbona, ha mantenuto alta l'attenzione dei tifosi biancoverdi. Visto com'è andata, con l'apporto decisivo dello sciaguratissimo portiere Ricardo, e patiti i funambolici numeri del fattone Vagner Love, che sciorinava dei lisci tra l'esilarante e il lisergico, il tifoso deluso può ben tagliarsi le vene senza rimpianti. Un'occasione come questa non capiterà più: e perdere uno scudetto e una coppa in tre giorni contro Trapattoni e Vagner Love è roba che manco al peggior nemico...
16/05/2005
Il calcio ha la sindrome di Schumacher: cerca i sorpassi solo ai box. Ma si può regalare il punto salvezza agli odiati rivali? Parlo da laziale, ma il concetto vale anche per i romanisti.
15/05/2005
Fin da piccolo ho avuto modo, ahimé, di camminare per cimiteri. E beh, devo dire che ho sempre guardato con curiosità i nomi sulle lapidi, e le facce, e le cose che c'erano, in giro per cimiteri. Oggi sono stato in un cimitero che non avevo mai visto. Bello, se un cimitero si può dire tale. Mi ha fatto strano camminare e leggere i nomi sulle lapidi, e guardare le foto, e trovare tutti diversi. Diverso era il luogo, d'altra parte. Diverse le storie, ma ti si stringe il cuore ogni volta che vedi la foto di qualcuno che è mancato troppo presto. Fuori un cagnetto camminava svelto, attento attento. Come se avesse paura di dimenticarsi dove doveva andare.
14/05/2005
Fini-Prestigiacomo: chi è che non s'è tenuto er cecio?
Secondo me, è stato Gasparri...
13/05/2005
Insomma, RaiNews 24 e Diario dicono la verità scomoda. Siamo andati a Nassiriya per il petrolio. Ok. Ma lo sapevamo già tutti, veramente tutti. Il problema era quello che cercavamo (cercavano) di raccontarci.
Quel giorno andammo al mare
ci offrimmo nudi al sole
e innescammo la recessione
07/05/2005
Potremmo sempre riprendere il filo.
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