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31/12/2003
 

Duemilaeqquattroprof...

Duemilaeqquattroprofezie/gennaio

Inizia il nuovo anno con una nevicata-record: una bianca coltre impalpabile ricopre la gran parte della penisola. S'interrogano gli esperti: Giuliacci parla apertamente di anomalia. Bossi tuona contro la ridistribuzione nazionale della neve, pressato da un'inferocita rappresentanza di albergatori valtellinesi che temono la concorrenza del tavoliere di Puglia, attrezzatosi immediatamente per lo sci di fondo. Berlusconi riposa alle Bahamas, dove accoglie la commissione di dirigenti Mediaset che provvederà alla stesura della nuova legge Gasparri. Le prime ipotesi parlano di tetto massimo alla concentrazione della raccolta pubblicitaria espresso moltiplicando i due terzi del PIL del Burkina Faso per i nuovi posti di lavoro creati dal governo, e dividendo per il numero dei capelli di Pippo Baudo. La somma così ottenuta non dev'essere inferiore alla metà dei trofei conquistati in Europa dal Milan moltiplicati per il numero degli abitanti della Cina elevati alla n-esima potenza, ove n stia per il numero di puntate del Maurizio Costanzo Show andate in onda nella storia della televisione, il che indicizza correttamente il tetto massimo e lo accorda con l'inflazione reale del paese. Tremonti minaccia le dimissioni, rimarcando che l'inflazione programmata è inferiore di qualche centinaio di punti, e viene sostituito con un pupazzo Rockfeller riveduto e corretto per l'occasione (occhiali e fronte quadra in luogo del caratteristico muso pizzuto). Ciampi nel messaggio a reti unificate esorta il paese a resistere alle intemperie e a coltivare la speranza in un futuro migliore per la patria, ma resta vittima di un insolito incidente: una fiammata si sprigiona dal telegramma proveniente dalla Santa Sede che il presidente tentava di aprire in diretta. Ciampi riporta delle bruciature lievi alle sopracciglia e spedisce un messaggio di scuse al Pontefice per il dioane latrato in diretta, poi auspica un'indagine della magistratura volta a individuare i responsabili dell'insano gesto, infine sviene per lo spavento. Nel paesaggio lunare dell'Olimpico innevato il Milan s'impone per 2-0 alla Roma. Sensi inoltra ricorso alla federazione per una presunta scorrettezza dei milanisti, che presentatisi in campo con scarpe e calze di colore bianco avrebbero tratto in inganno i giocatori giallorossi, mimetizzandosi con il fondo innevato. La federazione risponde alla Roma inoltrando per fax una copia delle fideiussioni SBC e un calendario della serie C2 formato tessera. Incidente a Berlusconi e Galliani, che si abbracciano felici al secondo gol di Shevchenko e scivolano sul pavimento ghiacciato della tribuna autorità, ruzzolando per le scale. Qualche lieve ecchimosi e la rottura del malleolo per entrambi la diagnosi del pronto soccorso del Santo Spirito. La Befana porta in dono ai bimbi degli operai della FIAT un modellino della nuova Panda, rischiando la lapidazione a macchinate. Molti bimbi si feriscono lanciando le macchinine alla vecchina: gli sportelli, i semiassi e le marmitte vengono via che è un piacere: il modellino è molto fedele. Dai microfoni di una radio privata romana diffuso un messaggio di Bin Laden: attaccheremo via etere, diffondendo in tutto il mondo l'audio mortifero di "Sere nere" di Tiziano Ferro. Bush e Blair rispondono di aver già richiesto all'alleato Berlusconi di comporre insieme a Mariano Apicella un pezzo che consenta una protezione sonora adeguata, e magari anche un contrattacco vincente. Gianfranco Fini compare nel programma televisivo "i raccomandati", dove, indossando maglione shetland, jeans e polacchine marroni canta "Bella ciao" in compagnia del suo nipote bolognese rapper antagonista FNK PR Z. Gli italiani, intanto, si preparano per il festival di Sanremo, facendo ululare i cani per un'ora tutte le sere. (continua)


postato da Pank | 01:55 | commenti


29/12/2003
 

On your radio
S...

On your radio

Se c'è qualcosa che fa schifo, a Roma, sono le Radio. Nessuno s'arrabbi, nun se possono sentì. In questi giorni di torpore, lontano dal lavoro, capisco l'influenza negativa della radio cessa per eccellenza: in ufficio da me, nella mia stanza, è sintonizzata (fissa) Radio Dimensione Suono 2. Un'angoscia, un orrore, un tritamento di coglioni allucinante. Siccome io mi muovo tipo un'ape, vado, vengo, torno, sto in giro, mi alzo, non ho il tempo di sentire musica. Ogni volta che sto seduto lì al tavolo mi arriva la lontana eco di questa playlist lunghissima e alluppata che passano sti sconsiderati torturatori delle umane orecchie. Ed è un trionfo di Pausini e similia, compreso, anzi al primo posto, il bel giovine di cui alla foto, al secolo Tiziano Ferro. Il quale lamenta dolori lancinanti e allucca disperato non meno di una volta l'ora. Se in ufficio uno passa otto ore lavorative, fatevi i conti e ditemi se non ce n'è d'avanzo per un esaurimento nervoso. Ho tentato di girare la manopola verso RadioRai, ma mi hanno dato del pazzo. Così resta RDS2 che "si sente bene". Anche se, a ben vedere, un paio di settimane d Subasio mi avevano ridotto sull'orlo di una crisi di nervi. Altri colleghi, giovani a scapito dei 50 anni suonati, si trastullano con radio DJ e adorano Platinette. Io non commento nemmeno, alle volte irrompo con qualche MP3 fracassone: insomma, mi difendo con la guerriglia. Ma è veramente dura. In giro per l'etere, d'altra parte, c'è veramente quanto di peggio, tra radio laziali e radio romaniste che fanno piangere, radio radio che è stucchevole, radio rock che stendiamo un velo pietoso su quasi tutti. Mi ricordo che vent'anni fa c'era una grande radio, che si chiamava Punto Radio e trasmetteva sui 103.7. Non ho mai saputo perché a un certo punto sia sparita, ma mi manca molto.


postato da Pank | 15:38 | commenti (5)


28/12/2003
 

Il film di Ettore Sc...

Il film di Ettore Scola non mi è piaciuto molto, in definitiva. Disegna una Roma che conosco ma non riconosco. Cioè, l'indolenza, va bene, il disincanto, tutto quello che ve pare, ma qui c'è una saccocciata di luoghi comuni che prendono fiato e si mostrano al pubblico così, per scene fugaci e bozzetti irrisolti. Comincia bene, con l'uomo delle pulizie che si lancia nel monologo del Giulio Cesare al microfono della sala del consiglio comunale. Poi si trascina, stanco, tra un'istantanea e una cartolina, a volte riuscite, a volte forzate. Mi sono piaciuti molto gli "omaggi" di Fiorenzo Fiorentini e di Arnoldo Foà. Ho trovato sgraziata la scena della vecchina che sviene nel ghetto. Mi sono incazzato come un'ape, invece, al solito spregio gratuito per i laziali, che a Roma si contano a centinaia di migliaia, ma sono "odiati", come dice Salvatore Marino all'inizio, più degli stranieri (Mastandrea commenta: "regolare"). Discuto forte pure la scena che mostra molta gente che si reca alla sezione DS di Via dei Giubbonari per assistere a Real Madrid - Roma (si vede il gol di Totti al Bernabeu). Qui il luogo comune è al limite del triplo salto mortale ritornato carpiato, perché la partita fu inutile esibizione, perché alla Roma come alla Lazio si legano i peggiori volti della destra eversiva, perché non esiste un tifo buono e uno cattivo in città, oppure uno romano e uno no, o ancora uno fascista e uno antifascista. L'unico "portone" fascista nel quartiere rosso per tradizione di San Lorenzo è la sede dei boys della Roma. Io conosco decine e decine di laziali antifascisti e la Lazio è la più antica squadra di Roma per tradizione sportiva. Scola se ne dimentica, non è il primo, non sarà l'ultimo, non è per questo che il film non mi piace, ma perché è un'occasione perduta. Anche se ho apprezzato alcuni racconti di anzianità. Ma Roma non è quella che si vede sullo schermo, se non per le immagini dei luoghi cittadini, alcune molto belle. Roma è una città che non è razzista ma include, molto diffuso, l'elemento razzista. E la prova, in parte, la fornisce proprio Scola, cercando di dimostrare che a Roma chiunque arriva diventa romano, dopo un po', e che per un romano non c'è differenza perché siamo "tutti de Roma". Nel film, come, in parte, pure nella realtà, l'integrazione è data dall'assimilazione: dal subordine, cioè, della cultura che lo straniero si porta dietro, rispetto a quella della città. Una cultura che non si libera, non dà luogo a una contaminazione, ma che si dovrebbe inchinare alla superiore tradizione della città. Questo, io lo trovo sottilmente razzista, oltre che, peraltro, vero. Questa è anche una battaglia in corso nella città. Per il momento, a mio avviso, persa.
postato da Pank | 11:05 | commenti (1)
 

Alla fine abbiamo ca...

Alla fine abbiamo catturato il nostro Frankenstein
Michael Moore 

Grazie al cielo Saddam è di nuovo in mani americane. Sicuramente gli siamo mancati. Insomma, aveva proprio un brutto aspetto! Ma almeno ha avuto una visita dentistica gratuita. Una cosa che molti americani non riescono proprio a ottenere.

All'America è sempre piaciuto Saddam. Abbiamo amato Saddam. L'abbiamo trovato. L'abbiamo armato. L'abbiamo aiutato a gasare le truppe iraniane.

Ma poi ha fatto un casino. Ha invaso l'emirato dittatoriale del Kuwait e, nel farlo, ha fatto la peggiore cosa immaginabile: ha minacciato un nostro amico ancora migliore - il regno dittatoriale saudita, e le sue vaste risorse petrolifere. I Bush e la famiglia reale saudita sono stati e sono soci in affari e Saddam ha commesso un errore regale nell'approssimarsi troppo al loro ricco territorio. Da quel momento, la stella di Saddam ha cominciato a declinare.

Ma non è sempre stato così. Saddam è stato un nostro buon amico e alleato. Abbiamo appoggiato il suo regime. Non è la prima volta che aiutavamo un assassino. Ci piace giocare al dottor Frankenstein. Abbiamo creato molti mostri - lo scià in Iran, Somoza in Nicaragua, Pinochet in Cile - per poi esprimere ignoranza o sconcerto ogni qualvolta questi ultimi si facevano prendere da raptus omicidi e massacravano popolazioni intere. Ci piaceva Saddam perché voleva combattere gli ayatollah. Per questo gli abbiamo dato miliardi di dollari per comprare armi. Armi di distruzione di massa. E' vero, le aveva. E noi lo sapevamo: gliele abbiamo date noi.

Abbiamo autorizzato e incoraggiato le imprese americane a fare affari con Saddam negli anni `80: è così che ha potuto ottenere agenti chimici per usarli nelle sue armi di distruzione di massa. Quella che segue è una lista di alcune delle cose che gli abbiamo mandato (secondo un rapporto del Senato Usa del 1994): Bacillus Anthracis, causa di antrace; Histoplasma Capsulatam, causa di infezioni ai polmoni, al cervello, alla spina dorsale e al cuore; Brucella Melitensis, un batterio che può danneggiare gli organi principali; Clostridium Perfringens, batterio altamente tossico che può causare malattie sistemiche; Clostridium tetani, sostanza altamente tossica.

E questa è una lista di alcune delle aziende americane che hanno sostenuto Saddam facendo affari con lui: At&T, Bechtel, Caterpillar, Dow Chemical, Dupont, Kodak, Hewlett-Packard e Ibm.

Eravamo in così buoni rapporti con il buon vecchio Saddam che abbiamo deciso di dargli delle immagini satellitari per individuare le postazioni delle truppe iraniane. Sapevamo come avrebbe usato quelle immagini e sicuramente, appena gli abbiamo mandato le foto, ha gasato quei soldati. E noi siamo restati in silenzio. Perché era il nostro amico, e gli iraniani erano il «nemico». Un anno dopo, abbiamo ristabilito con lui piene relazioni diplomatiche.

Subito dopo, ha gasato il suo stesso popolo, i kurdi. Potreste pensare che un tale atto ci avrebbe spinto ad allontanarci da lui. Il Congresso ha cercato di imporre sanzioni economiche contro Saddam, ma l'amministrazione Reagan ha rapidamente respinto quest'ipotesi: niente e nessuno doveva far deragliare il treno del buon vecchio Saddam. Abbiamo avuto una relazione quasi amorosa con questo Frankenstein che in parte abbiamo creato.

E, come il mitico Frankenstein, Saddam alla fine si è ribellato al suo creatore. A quel punto Saddam andava catturato. Ma ora che è stato riportato indietro dalle sue lande desolate, forse avrà qualcosa da dire sul suo creatore. Forse verremo a sapere qualcosa di interessante. Forse Donald Rumsfeld potrebbe sorridere e stringere ancora la mano di Saddam, come fece nel 1983 quando andò a Baghdad a trovarlo.

Ma forse non ci troveremmo nella situazione in cui siamo se Rumsfeld, Bush padre e compagnia bella non fossero stati così ansiosi di tornare agli anni `80 e regolare i conti con il loro mostro nel deserto.

Nel frattempo, qualcuno sa dov'è quel tipo che ha ucciso 3000 persone l'11 settembre? L'altro nostro Frankenstein? Forse è anche lui in una buca per topi.

Troppi piccoli mostri, troppo poco tempo prima delle elezioni.

Non demordete, candidati democratici. Questi bastardi ci hanno portato in guerra raccontandoci menzogne; le stragi continueranno; il mondo arabo ci odia ferocemente e sicuramente nei prossimi anni pagheremo tutto questo di tasca nostra. Nulla di quanto accaduto domenica (o nei nove mesi scorsi) ci ha resi minimamente più sicuri nel mondo del dopo 11 settembre. Saddam non è mai stato una minaccia per la nostra sicurezza nazionale.

Il nostro desiderio di giocare al dottor Frankenstein ci condanna tutti.

Il vostro,
Michael Moore





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26/12/2003
 

DEL DISASTRO.8 Arbi...

DEL DISASTRO.8

Arbitri brindano con lo champagne della Roma

(ANSA) - ROMA, 26 DIC - E' della Roma il regalo natalizio piu' ricco fatto agli arbitri dai club calcistici: sei bottiglie di champagne Krug. Sullo champagne, accompagnato da un prosciutto e un libro, ha puntato anche l'Inter. Juve, Milan e Lazio hanno devoluto in beneficenza le somme di solito investite nei regali. Gli arbitri hanno anche potuto apprezzare la grappa spedita dalla Triestina,i vini della Fiorentina, i salumi del Genoa, la penna del Vicenza e il portaschedine regalato dal Napoli.


postato da Pank | 21:53 | commenti
 

DEL DISASTRO.7

DEL DISASTRO.7

McDonald's argina crisi mucca pazza



(ANSA)-ROMA, 26 DIC - McDonald's sembra aver arginato, almeno per ora, la crisi mucca pazza. A circa un'ora dall'avvio delle contrattazioni alla Borsa americana, il titolo guadagna 10 cents, a 24,06 cents per azione, dopo il ribasso del 5,2% di mercoledi' scorso. Il colosso del fast-food, secondo gli esperti, sarebbe riuscito a convincere i clienti che le carni utilizzate nelle sue catene di ristorazione veloce siano sicure.





 

DEL DISASTRO.6

postato da Pank | 21:42 | commenti
 

DEL DISASTRO.5

DEL DISASTRO.5

Natale in India

(ANSA) - ROMA, 26 DIC - 'Natale in India' e' il film piu' visto nel giorno di Natale. Secondo la classifica Cinetel, che copre il 74% del mercato. Al secondo posto un altro italiano, 'Il Paradiso all'improvviso' di Leonardo Pieraccioni, al terzo l'americano 'Master & Commander' con Russel Crowe. 'Natale in India', con la coppia Boldi-De Sica, ha incassato ieri due mln e mezzo di euro, 'Il Paradiso all' improvviso' un mln e mezzo e 'Master & Commander' 775.000.'Alla ricerca di Nemo' al quarto posto.







 

DEL DISASTRO.4

DEL DISASTRO.4

lo chiameremo diesel

ANSA) - NEW YORK, 26 DIC - Chiamare i bambini come le griffe della moda: e' l'ultima frontiera della moda o la moda che ha raggiunto l'ultima frontiera.Stando alle statistiche federali della Social Security Administration sono sempre piu' numerose le mamme americane che danno ai figli neonati il nome di una griffe. Cosi' imperversano gli Armani, le Chanel, i Timberland, ma non mancano i Dior e i Cartier.






 

DEL DISASTRO.3

DEL DISASTRO.3

arriva il Kamikaze

(ANSA) - ROMA, 26 DIC - I piu' pericolosi sono i botti non esplosi e le 'bombe' proibite che spuntano ogni anno: per capodanno 2004 e' arrivata la bomba 'kamikaze'. Oltre a essere 'pericolosissima', dopo quella di Bin Laden dello scorso anno, rappresenta anche un messaggio a dir poco 'sbagliato'. Per questo la polizia ha fatto prevenzione nelle scuole: a Napoli un bimbo, dopo aver seguito le lezioni degli artificieri, ha minacciato il papa': 'non comprare quei botti, altrimenti ti denuncio'.






 

DEL DISASTRO.2

DEL DISASTRO.2

bracchetti in fuga

(ANSA)-ROMA, 26 DIC-Ancora silenzio dal veicolo Europeo Beagle 2 sganciato il 19/12 dalla sonda Esa, Mars Express e il cui arrivo su Marte era atteso a Natale.Dopo il nulla di fatto della prima possibilita' di ricezione del segnale da parte della sonda Americana Mars Odissey ieri, non e' arrivato alcun aggiornamento nemmeno dopo la seconda finestra utile per la ricezione del segnale da parte del radiotelescopio Jodrell Bank, in GB. La prossima possibilita' e' attesa per questa sera.







 

DEL DISASTRO.1 tonn...

DEL DISASTRO.1

tonni in fuga

ANSA)-CASTELLAMMARE DEL GOLFO(TRAPANI),26DIC-Numerose centinaia di tonni sono fuggiti in nottata dalle gabbie dell'allevamento a largo di Castellammare del Golfo. Le mareggiate delle ultime ore hanno infatti danneggiato la struttura, consentendo ai tonni di prendere il largo. Secondo una prima stima i pesci fuggiti sarebbero circa duemila.Sin dalle prime ore dell'alba, decine di persone, munite di barche, hanno tentato di impadronirsi dei tonni.


postato da Pank | 20:33 | commenti (1)


23/12/2003
 

domanda da 400 colpi...

domanda da 400 colpi

ma perché s'intitolava così?

postato da Pank | 11:26 | commenti (8)
 

no title

postato da Pank | 11:03 | commenti (3)


21/12/2003
 

Jazz
come si fa a...

Jazz
come si fa a imparare ad ascoltare la musica Jazz? Cioè, già ho beccato la prima craniata, e non ho ancora iniziato. Che cosa si cataloga in genere, come jazz? Mi sa che non è poca roba. Vabbè, dicevo. Con la musica pop è più facile. Io avevo il mio compagno di banco che mi traviava e mi faceva sentire i dischi. Poi mi ha preso fitta e ho cominciato a comprare il Mucchio. Non ascoltavo molto la radio, a parte un certo periodo in cui c'era una bella radio a Roma (Punto Radio). Ovviamente l'acquisto di dischi era incessante e copiosissimo e anche onerosissimo, anche se i tempi grami del cd dovevano ancora venire. Poi ho deciso che adoravo la musica e mi sono preso il libro di Charlie Gillet e a mi sono messo a sbattermi per ascoltare tutto quello che aveva avuto una certa importanza. Ma era facile: uno si segnava dei nomi, più o meno veniva a conoscenza della discografia essenziale (non c'era internet con la sua valanga di informazioni), comprava un disco, e a quel punto l'aggancio c'era oppure no. Nella maggior parte dei casi andava bene. Con la musica Jazz questo è praticamente impossibile. Non c'è una discografia essenziale, non ci sono gruppi, non c'è una griglia di informazioni che si possono acquisire per capire dove ci si trova, cos'è questo e cos'è quello. E' come essere alle prese con il fratello colto e irraggiungibile. O, probabilmente, con qualcosa che non è "pop" e dunque non si presta a essere presa d'assalto. Così rimango con il mio doppio cd di Charlie Parker comprato al supermercato, e cerco di capire cos'è rispetto a Charlie Parker, e come mai non ho avuto motivi per non comprarlo, mentre se fosse stato un doppio cd sui REM l'avrei lasciato lì dopo aver letto che canzoni c'erano. Roba da pesci fuor d'acqua. D'altra parte il contatto live c'è stato, per me, solo in quel posto bello e franoso che è la rassegna di Villa Celimontana, a Roma, un posto dove è impossibile ascoltare la musica. Frustrazione.
  
postato da Pank | 13:19 | commenti (5)


20/12/2003
 


Once in a lifeti...


Once in a lifetime

Mi ricordo che ne abbiamo parlato una sera, io e Dan, e mi ci fa pensare un post che tiene banco da lei. Io ho ascoltato i Talking Heads per la prima volta nel 1980. La prima cosa che ho ascoltato è stata Once in a Lifetime. Se esiste una canzone che mi ha colpito nella vita al primo ascolto è quella. Voglio dire, più di qualunque altra cosa. La registrai alla radio, lei e Crosseyed & painless. Le ascoltavo di continuo. Poi presi il disco. Poi Fear of music. Poi 77 e More songs. E col vinaccio di baffo era una non discussione, con la goticaleph: ti ricordi che bello, e mamma mia quel pezzo lì, e gesù quell'altro disco, e non ne nascono più, nono che non ne nascono più. Questa cosa di 23 anni fa se uscisse oggi, col corredo di My life in the bush of Ghosts firmato da David Byrne e Brian Eno, spazzerebbe via tutto. E' uscita 23 anni fa. Se fosse umana farebbe l'università. Chapeau-issimo. E di quanti anni aveva Byrne all'epoca, e di Tina Weymouth, e di Chris Frantz, e del prode Jerry Harrison, già nella formazione d'esordio (meraviglioso, irripetibile esordio) dei Modern Lovers, ma chi se ne impipa? Li benedica iddio onnipotente.


postato da Pank | 20:35 | commenti
 

Brazil
se le ...

Brazil

se le visioni di un daydreamer si fondono con la realtà che succede? Può succedere di tutto, e il film è un geniale sovrapporsi di piani, cuciti dalle discese su carrucola di uno straordinario e pirata Bob De Niro. E allora non si sa se l'uomo del film e Terry Gilliam possono essere la stessa persona, nel senso che non si capisce se fa più male il break della realtà sulla dimensione onirica nella finzione o nella realtà. Comunque non l'avevo mai visto e l'ho visto su DVD: è un film da perdersi in rivoletti di salive soddisfatte, è l'elogio della creatività ma anche effetti mirabolanti (come se certi oggetti fossero stati disegnati direttamente da Ford Prefect e lasciati a dormire sulla scrivania di Douglas Adams e poi finiti per uno scherzo del vento nel cofano della macchina di Gilliam). Mamma mia che film. Che mondo orwelliano curioso, con i vestiti anni 40 e la burocrazia che impera. Che eleganza e che ironia. Aveva ragione Sigurd.


postato da Pank | 20:23 | commenti
 

La sagra del cattivo...

La sagra del cattivo
sarà probabilmente di scena all'Olimpico per Lazio-Inter, o comunque in genere tra i ranghi arruffati dei tifosi della Lazio. Esistono momenti in cui si ha voglia di prendere le distanze. Se è vero che esistono bandiere, cuori che battono, storie meravigliose e passioni incrollabili, è pur vero che nei momenti di difficoltà, per usare una frase cara a chi si riempie la bocca di becerume, si vede il vero valore delle persone. Così le esternazioni di Mancini e Stankovic, inopportune perché avvenute nell'immediata vigilia di una partita importante, tengono banco in casa Lazio tra un digrignar di denti e un fletter di muscoli, e si rispolvera tutto il campionario da curva. Già fuori dagli armadi i "mercenario", "vile", "codardo", in un ambiente in cui si domanda coraggio, statura morale e dedizione alla maglia senza averne in grande quantità. Eh, certo, i veri proprietari del marchio della società sono i tifosi, eh, questo è il luogo comune. Quei tifosi che quando vedono scendere in campo Vieri o Veron non si chiedono MAI da dove vengono quei soldi, quegli stessi tifosi che se becchi un gol di mano fanno un casino della madonna, ma se segni un gol di mano fanno gli indifferenti. I tifosi sono tutti uguali. Sono vent'anni e più che a Roma si parla del gol di Turone ingiustamente annullato in Juventus-Roma che determinò l'assegnazione dello scudetto. Nessuno ricorda il gol di mano di Totti a Napoli che assegnò lo scudetto 2001. E' solo un esempio che calza, nessuno lo prenda per antiromanismo, i laziali sono tali e quali ai romanisti. In una realtà, quella della Lazio, in cui ci sono conti da pagare enormi, come montagne da scalare, dove non c'è nessuno che possa gestire un minimo progetto di sopravvivenza, se non di sviluppo futuro, in cui l'amministratore delegato parla solo di bisogno della squadra dei propri sostenitori, senza garantire, senza dire "tranquilli, andrà tutto bene", anzi parlando già lu di pregresso e di situazioni molto difficili da sistemare, lui che è subentrato a Baraldi che a detta di altri aveva avviato a soluzione la maggior parte dei problemi, la gente si prepara a linciare e a coprire di sputi Stankovic, il nuovo caduto-in-disgrazia, per la colpa grave di aver rinunciato a due milioni di euro incerti per quattro milioni di euro certi. Scelta che certamente ogni sostenitore adamantino da curva avrebbe rifiutato di prendere per amore dell'amata squadra. Quella stessa squadra per cui intellettuali, operatori, giornalisti, uomini più o meno pubblici non spendono soldi, quando non ne incamerano direttamente. Così avanti con le lezioni di fede, morale e dignità: ancora una volta andrà in scena lo spettacolo della stupidità, mentre l'amato bene rantola gli ultimi respiri. Importa solo potersela prendere con qualcuno, sempre con chi non c'entra, peraltro, qualcuno da cui si pretende un gesto completamente inutile. Non è Stankovic che pùò salvare la Lazio, e Mancini ha già fatto più di quanto non fosse lecito aspettarsi da lui, di fatto regalandoci, con i giocatori, un altro anno di speranza. Ma i protagonisti in campo non hanno scelta: eroi o codardi, e a veder bene gli si chiede di essere eroi senza rispetto per la loro umanità, a un primo livello, quella umanità che fa sì che a un certo punto della vita, per i più svariati motivi (soldi, carriera, cambiare aria o che) uno decide di andare in un altro posto dove i problemi te li risolvono gli altri, e hai detto niente. Senza rispetto per quello che qualcuno ha dato, e su sette trofei vinti da una squadra che in un secolo aveva vinto solo uno scudetto e una coppa Italia c'è la firma bella nitida, tra le altre, di questi due protagonisti assoluti, uno dei quali (Mancini) è stato determinante davvero per imprimere una svolta alla storia della Lazio. Citando eroi del passato che quella Lazio abbandonarono a un destino atroce (Chinaglia) salvo poi tornare per infliggere il colpo di grazia. Per tacere di coloro che regalarono un bel marchio d'infamia all'olimpica bandiera biancoceleste.
Insomma, dopo millenni si sta sempre sulle tribune del Colosseo a far pollice verso, con una differenza che non viene colta: che il nostro domani, il domani della Lazio, non promette eroi, ma sangue, sudore e lacrime. E che chi ha versato un sostanzioso contributo in (metaforico) sangue sudore e lacrime ha il diritto di cercarsi un posto migliore dove stare, fuori dal fuoco delle critiche ingiuste (Mancini) e delle accuse infami (Stankovic). Noi ci teniamo l'amaro di chi recrimina, il che è il peggior esercizio che uomo possa fare. Ma paghiamo il biglietto e abbiamo tutti i diritti. Noi e solo noi. Che siamo i coglioni della compagnia, quelli che alimentano il business e poi si lamentano degli ingaggi miliardari, quelli che fanno i buffi (debiti per i non romani) per comprarsi l'abbonamento a prezzi allucinanti e poi s'incazzano perché qualcuno vuole un'altra storia da incominciare, a 24 anni, valendo oro, avendo mille obiettivi da raggiungere. Nelle reazioni della gente a questo incompreso dramma della Lazio c'è il non-senso, la contraddizione, oppure la conferma che nel calcio s'incanalano soprattutto veleni. E anche se lo stadio è una malattia cronica, per noi, viene voglia di lasciar andare e di fare altro, di stare lontano da questo schifo, da questa ipocrisia che pervade tutti, dal più grande al più piccolo.




postato da Pank | 14:06 | commenti (2)
 

Fuori sincrono
pe...

Fuori sincrono
per quello che esce fuori dalle statistiche, ma già lo sapevo, la gran parte della gente si connette a internet da un luogo di lavoro, e perciò sta qui sopra dal lunedi al venerdi. Io dal lunedi al venerdi ho sempre meno tempo per scrivere, dunque aggiorno il blog fuori sincrono, nel weekend. Quando non c'è nessuno e il volume viene più basso e più giusto. Non so perché ma sta cosa fa un po' Ghezzi.

postato da Pank | 13:26 | commenti


18/12/2003
 


nebbia
per...


nebbia

per quel che vale, di fronte a cifre con troppi zeri, il calcio rimane una passione. Posso capire la gente che dice Franza o Spagna, purché se magna. Però i movimenti e i rumours che si avvertono dietro alla "proprietà" della Lazio sono misteriosi, troppo, e per questo inquietanti. Inquietanti anche e soprattutto perché l'ansia del tifoso porta a non distinguere. Così, la misteriosa cordata di San Marino che tenta, senza riuscirci, di comprare un quota della Lazio, incassando l'ostracismo (apparentemente) immotivato di Geronzi, appare per molti la salvezza della patria. Chi l'ha detto? Non si sa chi c'è dietro e bisogna distinguere perché non si specula con il cuore della gente. Sì, chi sta in questo business deve giustamente fare i propri affari. Ma deve anche considerare l'elemento emotivo. Chi fino a oggi non lo ha fatto ha finito per fallire, a questa regola non si fugge. Così a chi reclama a gran voce l'ingresso dei fantomatici sanmarinesi dico che la visuale è coperta dalla nebbia. E che chi ha una tradizione, una storia e una dignità non può camminare avendo davanti un'incertezza simile. La grande dignità sportiva della Lazio richiede un volto visibile, programmi chiari, nomi all'altezza, azioni che vadano nel senso della soluzione dei problemi economici del calcio. Una Lazio che risani, paghi i conti, riporti gli impegni entro dimensioni accettabili. E non qualcuno proiettato verso un business (esterno al club) da fare con il megacentro bellissimo di Formello. Perciò io vado verso la nebbia col petto in fuori, offrendomi al fuoco nemico, ma non accetto che il salvatore (eventuale) della Lazio non abbia un volto, un nome da spendere, un programma in linea con la tradizione sportiva biancoceleste, che è amore per lo sport e per i giovani e partecipazione dal livello tecnico elevato e  dai contenuti di sportività e di spirito olimpico di primissimo piano. Io voglio una proprietà all'altezza di Nostini e di Fausto Coppi, di Ancherani e di Ezio Sclavi, di Fulvio Bernardini e di Roberto Lovati, di Sven Goran Eriksson e di Tommaso Maestrelli. Esclusi perditempo, millantatori, mestatori, imbonitori, navigatori delle nebbie.



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