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26/11/2003
dopo 3 giorni sorretti da dormiveglia fittizio vedo la gente morta in mansarda. Mi accendo una barclay e vado in cucina, quattro persone con un arto a testa stanno sbrinando il freezer, ammicco al brizzolato con fiocchi di budella ciondolanti e gli passo il vetril con straccio segnalando le finestre. Si dimostrano indiscreti quando dal freezer estraggono il mio intimo estivo e tentano di rimuovere le fragole surgelate apposte.
che spettacolo, ragazzi
the wonder of SHE
Non so come dire: a Ursula Rucker... je fumano
WHAT A WOMAN MUST DO
Until you walk, run, fight a mile in her shoes Don1t you dare stand in front of me and tell me What a woman must do Until you have walked, run, fought a mile in her shoes Don't you dare stand in front of me and tell me
What a woman must do What a woman must do
She must Swing from chandeliers for undeserving spouses and paramours Who deny her suffrage by day, but crave and praise her womanly wiles by night Good enough to fuck but, not good enough to vote She must Go from the beauty of Africa, to the horrors of massa Go from titties dangling bare and shameless To being branded, licentious, temptress, embarrassed Go from land of yams and heat hot To land of cash crops and sellers block Go… from God names, to no name, to his names Go… from God names, to no name, to his names Now Black Now inhuman Freedom stolen, family stolen, now beholden… but still golden Field hollerin'… and Ain't I A Woman Ain't I A Woman
I can see her, me Washing dishes, clothes, and children Making love, money, dinner, and beds Always the first one off a sinking ship But last in the line to receive respect
What What a What a woman What a woman must What a woman must do What a woman must do What a woman must do Must do Must do, must do, must do, must do, must do…
She must Wipe away tears and reclaim strength After rape, abortion, lover's betrayal, child's birth, child's death, husband's abuse Tricking to buy baby shoes She must Be called a muse Which is just a synonym for use Put upon pedestals Dainty and protected And because of that disrespected Victorianized Made a paradox of famous anonymity Left to go insane with too much femininity Staring at yellow wallpaper
Her heart Open Her legs Open Warm and welcoming Waiting… for phone calls that never come Waiting… for words of appreciation that never come Waiting… for equal pay that never comes Waiting
Waiting, waiting, waiting Waiting, waiting, waiting
Waiting for love Waiting for acknowledgment not judgment Waiting
And when seeking or achieving any kind of power Reduced to labels like…
Concubine. Cunt. Bitch. Whore. Stunt. Witch. Dyke Concubine. Cunt. Bitch. Whore. Stunt. Witch. Dyke
What What a What a woman What What a What a woman must What a woman must What a woman must do What a woman must do
She must Never settle for less based upon her womaness Embrace the pronoun and power of SHE Know if nothing else that her uniqueness is blessed And a necessary component in the union between universe and people Equal to man At times above human understanding She don't have to lay down for nothing or nobody Her body in and out a wonder The wonder of SHE
The wonder of SHE
a tocchi a tocchi la campana sòna li turchi sò arivati alla marina (ialla)
Augusto Pinochet non si pente C'è una lunga intervista oggi su Repubblica, che lui dice dovrebbe essere l'ultima. Il dittatore parla di sé come di un uomo buono, sempre disposto ad aiutare gli altri. Rifiuta gli addebiti sui desaparecidos (feriti che scomparivano e poi ricomparivano improvvisamente altrove) e sullo spregio dei diritti umani (i diritti umani sono invocati da una parte a proprio vantaggio solo in talune circostanze, una roba del genere), rivendica l'orrore come necessario (avrebbero fatto del Cile un'altra Cuba) e la sua azione come patriottica (difendevamo la sovranità del Cile. Il popolo sovrano aveva eletto Allende, però). Insomma, nessun pentimento, nessun tentennamento, ma l'attesa serena del giudizio divino. Naturalmente lancia i suoi strali su Garzon, animato nella sua azione da mero interesse personale. Vabbè. Che dire? A sto punto speriamo che Dio esista e che lo mandi a prendere da Victor Jara in persona.
25/11/2003
Fini a ruota libera Le leggi razziali? Infami. Il fascismo? Il male assoluto. E la condanna di Salò. E la kippà sulla testa. No, dico, questo s'è messo in testa di rubare il mestiere a noi onesti antifascisti. Intanto io godo per la camionata di fegati che scoppiano in questi giorni grazie alle sue dichiarazioni che strappano. Poi, non credo che questo cambi più di tanto. O forse qualcosa può, visto che comunque il vicepresidente del consiglio ha espresso un messaggio che giova ribadire. O forse no? Ne parlavo con un mio collega di origine ebrea che dice che alcuni ebrei pensano che continuare a parlare dell'olocausto alimenta l'antisemitismo. Boh, mi è sembrata una cosa un po' strana. Comunque questa cosa disgiunge un poco il filo del fascismo da quello del razzismo. Solo un poco: si tratta di una persona che ha fatto scelte moderate e prepara passaggi successivi. Ambizione, insomma. D'altra parte la compagine governativa più che composita pare spesso un'accozzaglia. E le uscite di Fini stanno dipingendo AN come una forza moderata, ma la base come la pensa? Insomma un lupo col vello di pecora sulla groppa sempre lupo è, e se tale non fosse temo che piacerebbe molto meno ai suoi. Che non mancano di lupi altri. Io dico ben venga l'uscita di Fini se serve a riparlare di valori. No, perché mi sento orfano, come italiano, di garanzie e di riferimenti. E allora prego che la sinistra si rimetta a fare da punto di riferimento sui valori. Magari cominciando, perché no, a marcare a uomo Fini. Visti gli scarsi risultati nella marcatura del nano. Oppure, che è meglio, rimanendo nella metafora calcistica, che si ricominci a giocare la propria partita, e si ripensi e si disegni un abbozzo di società più umana. Lasciando stare sta politica dell'anti.
cinquina ma poveri tifosi dell'Inter, ma è mai possibile che ogni due-tre, come si dice a Roma, si devono beccare un tram in piena faccia? Solidarizzo, è una vita da cani.
24/11/2003
Torino che a guardarla può avere un che di Parigi, perlomeno se indugi sulle mansarde dei palazzi del centro. Che si passeggia nel centro storico pedonalizzato e ti chiedi se è lei che è una città vivibile, o se è diventata troppo invivibile la tua. Che è ricca di profumi e di colori e di idiomi diversi, e ti sembra meno scriminata e più proiettata verso polimorfie e arricchimenti da convivenza senza schiacciamento. Questo perché prima di sentire sapori africani o asiatici si percepisce netto quello dell'Italia migrante, quella SiciliaCalabriaPuglia trapiantate in loco a crescere con la Fiat e con le altre grandi industrie. Così la città del padrone sembra essere anche la città dove l'emigrante trova un suo posto senza sentirsi schiacciato dall'assimilazione o dalla multicultura che suggerisce un ordine (classifica) tra le culture che contano e quelle che contano meno. Ci sono negozi "stranieri" e torinesi in tutto e per tutto, così pare, così mi è sembrato. Così mi sembra una città pacificata, rispetto agli scontri di quattro-cinque anni fa, e alla resistenza un po' rancorosa della gente che domandava legittimamente ordine pubblico, senza guardare, forse, troppo per il sottile. Magari mi sono fatto un film, magari avevo altri motivi. Ma avrei voluto fermarmi ancora un po'.
21/11/2003
Corpi/3
Ci sono molti uomini ricchi al mondo. Ci sono quelli che hanno ville e panfili. Harem, garage pieni di berline e fuoriserie, scagnozzi, segretarie. Aerei privati, sigari costosi.
Ci sono moltissimi uomini che hanno di che vivere al mondo. Che hanno un lavoro e una casa. Mangiano cibo vario e fanno studiare i figli. Vanno in vacanza e si comprano automobili e vestiti nuovi.
Ci sono milioni di uomini che a stento arrivano alla fine del mese. Hanno lavori di merda, malpagati e faticosi. Oppure hanno un buon lavoro e sono istruiti, ma nel loro paese c'è grande crisi. Magari sono costretti a cibarsi degli avanzi di qualche McDonald's, o s'ingegnano a coltivare l'orto, e sopravvivono.
Ci sono miliardi di uomini che non hanno niente.
Quelli che non hanno niente hanno una ricchezza: il proprio corpo.
Possono venderlo o affittarlo. Volontariamente o meno. In parte e del tutto. Possono usarlo per fare figli da far lavorare per mettere insieme di che vivere. Oppure per venderli. Si possono vendere parti del corpo o bambini. C'è chi li compra. C'è chi compra organi. Chi compra figli. Chi compra corpi per ridurli in schiavitù.
Corpi che lavorano venti ore al giorno per paghe miserrime, al più basso livello di cicli produttivi ricchissimi. Molti prodotti che luccicano nei nostri spot dovrebbero avvertire il consumatore: contiene ingredienti, conservanti, coloranti. Preparato con corpi umani. Non disperdere nell'ambiente. Consumare entro la data di scadenza.
Corpi, corpi. Privati della speranza e del futuro. Catapultati su un marciapiede alla periferia estrema della dignità umana. Corpi che la gente compra. Qui, a due passi da casa. Compra per dieci minuti, chiaro. Poi torna a casa da mogli e bambini, la cena calda in tavola e la televisione che vomita verità pretese. Corpi che profumano d'esotico. O di fame e miseria. Afrori esteuropei, africani, latinoamericani. Corpi stravolti, grotteschi, esaltati, esibiti, esposti. Modificati. Come merce buttata in vetrina. Oggetto privilegiato d'economia. Economia della merce venduta o trasportata. C'è chi traversa il mare e chi si offre di far da guida. E traghetta corpi. A volte s'annoia e decide di tornare prima. Anche perché i corpi in divisa la possono prendere a male. Così qualche corpo inutile finisce in fondo al mare. Altri vengono tratti in salvo e s'ammassano nelle Ellis Island mediterranee. Baciano, illusi, la feconda terra straniera. Ricca di tutto, e affamata di corpi. Da stipare a decine in appartamenti progettati per quattro-sei corpi al massimo. Da far lavorare al nero, tre corpi al prezzo di uno, quando va così così. Quando va bene c'è un contratto. Il corpo può stare finché lavora. Necessita del solo sostentamento dedicato. Niente altri corpi, quelli non servono. I corpi delle mogli e dei figli lontani, dico. Merci superflue e non commerciabili. Chi compra corpi è interessato alla funzionalità dei cuori. Che pompino sangue, non sentimenti. Non speranze. Lavorino, macchine. E quando non ce n'è più che tornino a casa, con i loro stracci, le loro mezzelune, e i loro cibi puzzolenti.
19/11/2003
Corpi/2
- Quindici milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie infettive. Il 97% dei decessi avviene nei Paesi in Via di Sviluppo. La maggior parte di queste morti sono morti evitabili.
- Polmonite, tubercolosi, malaria, diarrea e HIV/AIDS sono le malattie infettive responsabili della metà dei decessi. L'AIDS è divenuto la prima causa di morte nei paesi dell'Africa subsahariana.
Secondo l'OMS (World Health Report 2002), queste sono le cifre di mortalità per le principali malattie infettive:
- infezioni respiratorie: 3,9 milioni di morti;
- AIDS/HIV: 2,9 milioni;
- diarrea: 2 milioni;
- tubercolosi: 1,6 milioni;
- malattie infantili prevenibili: 1,3 milioni;
- malaria: 1,1milioni;
- meningite: 173.000;
- leishmaniosi: 59.000
- tripanosomiasi (malattia del sonno): 50.000.
Le morti materne (correlate alla gravidanza o al parto) sono ancora 509.000 all'anno.
Nel Sud del mondo e nei paesi in transizione dell’Est europeo ci sono circa due miliardi di persone che non hanno accesso alle cure adatte.
L'80% della popolazione mondiale vive nei paesi in via di sviluppo, che però rappresentano solo il 20 % della vendita mondiale di farmaci.
Un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile.

www.msf.it
18/11/2003
Corpi/1
Non l'ho visto, il funerale. Ho lavorato, non mi sono fermato ad aggiungere un segno o un pensiero a questo macabro rito. Orrendo. Ho appreso. Di chi accusa chi è "contro" e mescola ad arte argomenti diversi. C'era tanta benzina, e ora è arrivato il momento del fuoco. E del massacro. Finalmente hanno dei morti da spendere, da sbattere in faccia a tutti, avvolti nel sudario tricolore, a spacciare per buono il loro concetto fasullo di patria, quella stessa patria che spogliano delle istituzioni democratiche, passo dopo passo. Gridano e credono di coprire le grida di queste carni straziate, dei nostri figli e di quelli degli altri, fratelli in un massacro che nasce patto elettorale e cresce su tavoli dove pochi scellerati giocano con le sorti dell'umanità intera. Costato all'aggressore cupido una quantità di morti già superiore più di due volte a quella, esigua, che valse la rocambolesca vittoria elettorale in Florida. Cani che stanno sotto al tavolo dei signori della guerra, in cerca di un osso e di una carezza, e di un segnaposto che faccia prestigio per le facce di palta, quelle stesse che paiono finte pure allo scatto paparazzo in chiesa, gli occhi chiusi a nascondersi, a non osservare lo scempio e la vergogna. Le orecchie sorde al pianto delle madri. Immote cariatidi, monumenti di sè stessi, putridi mestatori, prestigiatori delle tre carte con tutto il codazzo di scherani, portavoce, eternivice e scudieri prezzolati e inutili. I megafoni che gracchiano e indicano i disertori, spingendo a fondo sull'acceleratore. Chi non è con noi è contro. Cioè sta con loro. Non stupisce la chiamata in causa di Genova e questo esercizio meschino e schifoso della pietà. Questo appropriarsi di martiri che tali sono, ma non immolati alla democrazia né alla patria. Piuttosto al potere che siede su una piramide di corpi morti, anche su quelli dei propri figli. Che il vino della loro tavola possa tramutarsi per sempre, per ogni giorno che gli resta da vivere, in questo sangue innocente. In tutto il sangue innocente versato per un pozzo di petrolio, per una foresta da tagliare, per il lercio e oscuro profitto di chi soffia su questi fuochi, e scioglie i cani della propaganda ad avvelenare un'aria già pestifera, e che fa ogni giorno più paura.
17/11/2003
ventimila evviva evviva! ventimila contatti! Sfido, io, visto che il counter di splinder a ogni refresh ne regala a piene mani, minimo tre per volta. Vabbè non mi va di contare quanta gente viene ma è curioso notare come questo strumento sia assolutamente ubriaco e inaffidabile. Una volta sono entrato sul blog alle sei del mattino, ho fatto un refresh perché c'erano cose visualizzate male e mi ha scaricato tre contatti in più... ho riprovato facendo tre-quattro reload di seguito: tre contatti per volta! Fantastico Splinder. 50.000 entro primavera, diventerò un blogger-primatista (un po' dopato)
Letter never sent/senza numero
Amore, la vita non è il tavolo di un bar. Non è finestre chiuse e ceste di biancheria che vengono e che vanno. Non è dentro i cinema, o nei teatri, o nei libri, o sui blog. Non è nelle case degli amici, nelle gite fuori porta, nelle bevute in giro, nei ristoranti, nelle sagre di paese. Non è nelle poesie o nelle preghiere. Non nel frigo pieno di vino e basta, nella dispensa che contiene briciole, nei bicchieri sporchi, nel cesso da lavare, nel disordine delle carte e dei libri, nelle multe non pagate, in smozzichi di sigari, in oggetti pieni di polvere e di ricordo. Non è solo nel cuore che batte. E' anche vita normale, è aprire le finestre e preparare la pasta e attaccare fogli sul frigorifero. Forse ti sembrerà stupido, ricordando ogni volta che abbiamo parlato d'infinito. Ma l'infinito diventa febbre e malattia, senza una vita normale dietro. E vedi, se è vero che la disperazione fa cantare, è più vero ancora che ci sono cose al mondo che fanno camminare. Cose più semplici, che ti fanno sentire dentro al mondo. E non in un girone infernale.
14/11/2003
Critica musicale
e io chi sò? Fio dell'oca nera? Sto ascoltando di questi tempi:
Robert Wyatt - Cuckooland (voto 8) King Crimson - Discipline (wow) Frinkie Hi nrg mc - Ero un autarchico (voto 6,5, 8 a Rezza) Strokes - Room of fire (mah, così così) Primus - Tales from the punchbowl (godo) Luigi Cinque/Tarantula Hypertext O'rchestra - Tangerine café (voto 10) Elvis Costello - Brutal Youth (che bellezza) Tom Waits - Blue Valentines (mmmmmmmh) Rickie Lee Jones - Pirates (mmmmmmmmmmhhhh) Lou Reed/John Cale - Songs for Drella (7,5)
non entro nel merito così regalo una non critica criticabile e insomma che m'importa, il blog è mio e...
11/11/2003
And a rovin' a rovin' a rovin' I'll go for a pair of brown eyes
10/11/2003
Così vanno le cose, così devono andare Si può essere tranquilli e perdenti, se tutto quello che si poteva fare si è fatto. Poi capita che arrivi al traguardo senza niente in mano, il che non vuol dire che chi passa a mani piene non abbia meritato. Doveva andare così e non poteva essere diversamente. Forse.
07/11/2003
Book shifting
La polemica infuria sui blog e sull'etere. Sono solidale con i librai che si trovano i negozi incasinati ma anche con i lettori di libri che finiscono in seconda schiera e poi magari non si trovano più, o cosa. Una soluzione è regalare i libri agli amici, ma non è che uno può passare la vita a regalare libri (insomma, costa pure). La proposta è: ma perché i librai non creano un'area (stanza, scaffale, espositore, o che so io) dove i clienti possano appoggiare un libro che consigliano agli altri? Un'area apposta per il book shifting, esercitato magari in forma "solo" attiva (senza cioè coprire altri libri, ma semplicemente mettendone in evidenza uno). Chissà, potrebbe funzionare (già vedo torme di lettori spostare nel loculo migliaia di titoli, forse non è una buona idea).
02/11/2003
A spasso per blog tra un weblog award e l'altro, io commento i miei links e assegno pure qualche premio personale, condito con bacio o pacca sulla spalla. Premetto che preferisco i blog dove il coraggioso di turno si espone, in qualche modo, condividendo qualcosa di sé. O anche confessando qualcosa, attivando quella dinamica che Fabula descrive nel sottitolo: "comprati un quadernetto e scrivici sopra: fa miracoli". Il suo è uno dei blog "personali" che preferisco, insieme a quello di Gaia, che scrive straordinariamente bene, per me (intonato, cioè, al mio occhio; come quando un cantante ti piace proprio, non so come dire). Quello che leggo più volentieri è quello di Sobol, che adoro. Mi piacciono le istantanee di Random, le mille sfaccettature di MaxMem. Leggo sempre Gomitolo che è fantastico, un entusiasta, anche se lo preferisco quando si avventura nel racconto, meno (non perché non mi piaccia, ma perché diventa specialistico) quando spacca il pelo alla musica, come fa pure Zazie. Tra i miei preferiti c'è anche quello di Lucertola, seguo Transilvano che mi ricorda tanto un mio amico, e Urbanrat che è stato il primo blog che ho letto fatto da qualcuno che non conoscevo di persona. Si, perché alcuni sono miei amici o persone che conosco extraBlog: Aleph (da spellarsi le mani), Bastiano (ah se ci s'impegnasse un po'), VecchiaB (musica per le mie orecchiacce), l'alieno di Tarquinia (non scrive da un mese, preferisce i videogiochi imperialisti, peccato perché il talento è infinito), Dusk (musicofili adottatelo), Westerby e il Gattaccio. E' molto bello il blog di Arkangel, quello di Akille lo seguo ma (ripeto) sono più attratto dai blog personali. Pirotecnico quello di Giulia Blasi, per dire. Il migliore: Chi gioca in Prima Base. Un bar sport fatto da un tipo strano, a metà tra l'ultras e l'erotomane, che fa il libraio ed è matto il giusto. Cinque stelle. Ma i commenti non li leggo, sono troppi.
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