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31/08/2003
Strange ritual (me ne ricorderò la settimana prossima). Sveglio Biscotti (2) Pappa per Alice Botta di scopa in soggiorno Ho dimenticato di farmi il caffè (10.23, caduto dal letto) Caffè Lavati piatti di una settimana Pensato alla morte Botta di scopa in cucina Adesso muoio, ok Botta di scopa in bagno Secchio, lavapavimenti special per detentori di cani e gatti Sfumazzata, giocato a CM Hull-Mansfield, beccato 2-4 Lavaggio cucina e bagno Mezzanine dei Massive Attack sul lettore Rasatura barba Alice non sta bene, ha una schiuma strana sulla bocca Lavaggio soggiorno e ingresso Coccolato un poco Alice 100th window dei MA sul CD doccia (a seguire, stadio con strange rituals che non si possono rivelare)
WILD IS THE WIND/The rise and fall di Pank, il pinguino che voleva i dreadlocks e invece somiglia a un gesuita Tirava un vento della miseria, ho chiuso le imposte e via sbadigliando, erano le due e mezza di pomeriggio e benché avessi mangiato solo un gelato (cornetto) la digestione difficile aveva preso le redini. Sarà che la sera prima avevo esagerato col ciauscolo. La mozzarellona docile ha retto l'impatto delle pacche del vento, mentre il raccordo era spazzato da una sorta di tempesta di sabbia, altezza nomentana, e io sognavo di essere Laurence Olivier. Mi sono immesso impetuoso sulla Roma-Firenze e poi, ossequioso dei limiti di velocità, ho ritrovato in un'ora e mezza le ridenti terre amatriciane d'origine (non nascita), spazzate anche loro da un vento selvaggio. E dopo una pennica di un'ora, che ci voleva, e una sgrassante pescanoce, mi sono offerto, bello e impossibile, alla sferza del vento, al fianco la fida Marcie, cane dalle insospettate virtù di tenacia e di pazienza. Un trotto di una mezzoretta, a respirare l'aria dei milleddue che, parca di ossigeno, riporta il chiaro nelle menti. Era scura, la mia, e la sveglia è suonata col battere di un picchio su di un albero. Cosa emozionante e mai sentita prima: rat-tat-tat, frullo di ali, e di nuovo rat-tat-tattle un po' più giù. Avrei pianto, ma il picchio mi ha ricordato la misera condizione in cui versavo, lontano cento miglia da un incontro serale pieno di promesse, e all'inseguimento delle eterne promesse che mi fo e non mantengo. Accanito come un picchio lancio bastoncini a Marcie, che, fedele, non me li riporta ma ci gioca lei. Poi me ne torno a casa, mentre il vento mi intima di restare. Ma il sole cala, e non c'è rimasto un capello da far volare: col vento giocherò un'altra volta, non si offenderà. L'ho visto soffiare dispettoso sulle piume del picchio, mentre con la scala alta staccavo due stelle dal cielo e me le portavo a casa, con un secchio di via lattea e un petalo di luna.
perché scrivo con un font piccolo e pallido? perché meno gente mi legge e meglio è. Per la gente.
Domani, Lazio-Lecce, comincia la stagione. E io sono in un ritardo mostruoso di condizione. Lento, impacciato, inconcludente, mi faccio mandare a cagare anche da chi mi vuole bene. Mi hanno consigliato un pellegrinaggio davanti all'icona di Selvaggia Lucarelli, ma io non credo alle madonne, sia chiaro ora e per sempre.
29/08/2003
"Posso sentirla mentre cammina, mentre parla, mentre dorme, mentre guida. Qualunque cosa faccia". Se lo disse, Z, compiaciuto per la raggiunta perizia. Da quando aveva deciso di vivere abbarbicato all'ombra di A, le cose avevano cominciato a marciare per il verso giusto, e presto il suo scopo sarebbe stato raggiunto. Gli era costato qualche sacrificio, tipo far crollare quella rete davanti alla banca quando T ci passava sopra. A aveva pianto molto: era il settimo uomo che le incominciava a piacere che moriva misteriosamente, in modo del tutto strano. Era come se ci fosse un'ombra sfuggente che la perseguitava, e lei non riusciva a capire bene cosa dovesse fare. Q le era crollato davanti, trangugiando un sorso di Margarita all'acido. K aveva fatto un dritto memorabile con la macchina sulla tangenziale: lo sterzo aveva smesso di funzionare. M era volato nella tromba dell'ascensore, P era morto durante un'immersione fatta con le bombole quasi vuote. Un tragico sbaglio, come una coincidenza fatale era stato il cedimento strutturale del deltaplano di V. Per S si era trattato di un incidente domestico: un filo scoperto l'aveva fulminato sotto la doccia. Adesso c'era questo Z, il vicino di casa. Che aveva qualcosa di sfuggente, come quell'ombra. Era in cerca di lavoro, le aveva detto: nella vita aveva fatto di tutto. Manutentore stradale, barista, istruttore subacqueo, meccanico, ascensorista, noleggiatore di deltaplani, elettricista. Ogni volta dopo un po' aveva mollato il lavoro. Alla ricerca di nuove esperienze, diceva lui. "Cosa ti offro da bere?" le aveva chiesto lei, gentile, mentre lui saliva le scale, ansante, di ritorno dallo jogging. "Acqua fresca, aveva detto lui, sto morendo dal caldo. Sei bellissima." A aveva sorriso, ed era la prima volta che lo faceva dopo tanto tempo. Z era sempre molto carino con lei. Versò l'acqua nel bicchiere distrattamente e lasciò la bottiglia aperta sul piano della cucina. Lui la bevve avidamente, d'un fiato. E crollò a terra, in preda a dolori lancinanti, le mani al petto. Il cuore che schiantava, forse, chissà. Lei si chinò su di lui, in preda al terrore. "Cos'hai, Z, che ti succede, ti chiamo un'ambulanza, aspetta, ti prego non morire, Z, non lasciarmi sola" Lui le disse, con un filo di voce "ti prego dammi un bacio, prima che sia troppo tardi, prima che muoia senza averti baciato". Lei si scosse, si chinò su di lui, sussurrando un rassicurante: "sono qui, ci penso io a te, ce la farai" e lo baciò sulle labbra che era andato via, da un secondo appena.
27/08/2003
A proposito di calciare le stampanti, una volta ho ucciso una Genicom con un pugno. Non mi sono ancora confessato
Vacanze finite emicranie arrembanti tra le scrivanie dell'ufficio. Diffuse dimenticanze operative. Come faccio a fare quello? Dove sta quel pezzo di carta? Oddio mi sono dimenticato/a tutto. Tabula rasa che più che elettrificata è spruzzata di sudori caldi e di lucentezze epidermiche da bagni di sole. Celluliti stracche sbordano da gonne colorate fuori ordinanza, retaggio malinconico delle mises fintotrasgressive da ferie. Nessuno si nega un tatuaggio, purché indelebile, o una cavigliera, che in gergo debborgata na vorta voleva dì "cerco l'omo". Il gergo debborgata resta fuori dalla città, che in questi giorni e di notte di più parla idiomi diversi. Africani o esteuropei. Le capezze e le vecchie scarpe a punta viaggiano verso il litorale o a Fiesta, dove i Caraibi si materializzano alle Capannelle. Miracolo non da poco. Sbuffo per le richieste d'aiuto inutili e importune, ma tra qualche giorno riprenderò a calciare le stampanti in bello stile e a millantare brillanti soluzioni amministrative. Cercando un altro dove.
La riforma dei campionati di calcio ha frantumato i coglioni. Che muoiano spaccando pietre per il resto della vita, sono dei cani.
26/08/2003
Oggi niente. Forse. Mi sento come uno straccio in lavatrice. E ho gli incubi, roba sanguinolenta, splatter senza capo né coda.
Mondiale5/Puzzapiedi Hailé Gebrselassie è un mito. Sei titoli conquistati tra mondiali e olimpiadi non sono bruscolini. Detto questo, uno che tira giù di un minuto un mondiale ritenuto inavvicinabile o quasi a parer mio puzza, e d'altra parte sulle piste il soprannome di chi corre lungo è proprio puzzapiedi. Non scommetterei un decino sull'ematocrito di nessuno dei grandi africani, ma comunque questa è la minestra. Le finali mondiali-olimpiche sono diventate l'unica occasione di spettacolo in queste gare, un tempo avvincenti anche nei meeting (ah, che tempi, con quello spiritato di Vainio, e il cabezon di Barrios, e le sgassate di Antibo, eccetera). Ora i meeting sciorinano sistemi automatici di traino da primato e galoppate solitarie dell'EPOnimo di turno, quasi sempre il buon Hailé, l'uomo simbolo della corsa lunga moderna, opposto alle torme di keniani che si sublimano alla rincorsa del facile ingaggio. La novità è che Hailé (come già a Edmonton) ha perso: stavolta da Kenenisa Debele che ne rileverà lo scettro per i prossimi dieci anni, abbattendo quanto prima il muro dei 26 minuti. Ronfzzzz
25/08/2003
Mondiale4/le cariatidi Ogni volta che penso alla IAAF m'immagino un immenso gerontocomio riservato ai rimbambiti, alla larga quelli svegli mi raccomando, con tanto di parruccona e scarpe con la fibbia. Ma non è che sono rincoglioniti, anzi come si direbbe a Roma ficcano bene, come la buonanima di Nebiolo. Lamine Diack, 70 anni, 15 figli, è il senegalese che della corona di Nebiolo è erede, e pure il padre, sembra, della regola delle false partenze, che serve alla telegenia dell'atletica. Roba da delirio Blatteriano. La regola dice che per ogni gara è ammessa una sola falsa partenza/una. Dalla seconda in poi chi sbaglia viene squalificato. Una volta si andava fuori per due false. Jon Drummond ha visto andare in fumo un anno di lavoro e una finale possibile e una medaglia possibile (sarebbe stata la prima in una gara individuale, a 34 anni), per aver premuto il piede destro su un blocco un po' più forte, tratto in inganno dal movimento (irregolare) del suo vicino di corsia giamaicano Asafa Powell, movimento non rilevato dai giudici, mentre inesorabile l'elettronica misurava il tempo di reazione galeotto del vecchio Jonathan. La scena l'hanno vista tutti: Drummond sdraiato in terra che si rifiuta di far correre il quarto di finale, ma poi si rassegna. Adesso sarà punito: il comunicato della IAAF annuncia sanzioni dirette, se la federazione americana non provvede lei. Spero gli facciano correre la staffetta, perché il vecchio Drummond, che rispetto agli uomini jet è una mozzarella, ha il pregio di essere simpatico e di smuovere la seriosa atmosfera dei meeting-caccia al record con il suo verso del cavallo. Per le cariatidi solo fischi: non è giusto sacrificare gli atleti e le loro fatiche alle esigenze d'orario. E i fischi dalla tribuna sono calati come grandine.
Mondiale3/fast boys Riflusso. Vince uno di StKitts & Nevis con tempi vecchi di vent'anni, gli altri a litigarsi mentre lui se la svigna invisibile in prima corsia. Pare capitato lì per caso, con i suoi polpaccini e le sue spallucce e i calzettoni lunghi neri, altro che mastini tatuati e orologi aerodinamici e occhiali spaziali. Americani fuori dal podio e per metà anche dalla finale: Maurice Greene imbolsito e tardo, Jon Drummond escluso dalla regola della cariatide di cui parleremo a parte. Il quale Jonathan ha sempre patito i turni ed è sempre andato un tantino più piano dei suoi amici-jet compagni nell'eliminazione (Greene e Boldon), percio à mon avis non avrebbe vinto, o chissà. Montgomery invece si fa trombare ed è lui lo sconfitto vero. Senza greci radioattivi per l'occasione, la finale, uno sfolgorio di neri muscoloni, è una mano pazzesca di ciapanò: arrivano quasi tutti insieme e vince il topetto Kim Collins, già settimo a Sidney e sesto a Edmonton. Il futuro è di Trinidad, Darrel Brown, 19 anni, una bestia, secondo. Terzo l'inglese ritenuto farlocco. Godo di molto, è il caso di dirlo?
Mondiale 2/gli italiani Quando gli italiani vanno piano (cosa che accade sempre più spesso) mi consolo pensando che non esagerino col doping. Battute a parte, stiamo a pezzi davvero: buoni risultati per Rossella Giordano nella marcia e Gertrud Bacher nell'eptathlon, fantastiche seste entrambe. Il resto è tragedia: si salva Barberi nei 400, che va vicino ai suoi limiti, Obrist nei 1500, che passa un turno; pallida la marcia, fuori i tre rampanti nell'alto, fuori l'argento olimpico Vizzoni nel martello, fuori Fortuna nel disco, fuori Donato, un po' di sfiga visto che è il primo degli esclusi nel triplo, fuori male la Niederstatter, fuorifuorifuori tutti. E da qui alla fine la musica non sarà tanto diversa. Le (poche) speranze riposte in Magdelin Martinez nel triplo, medaglia possibile ma difficile, Baldini nella maratona, e poco altro. Speriamo di fare qualche finale, pallida vetrina per un movimento che sparisce ogn giorno di più e un motivo ci dovrà pure essere, no? Di chi è la colpa? Dei farmacisti? Perché gli altri corrono e zompano e lanciano e i nostri no? Gli juniores fanno desolazione, non c'è traccia di talenti. Urge sterzata: si spera invece di cavare conigli dal cilindro, come il piccolo grande Besozzi che ha 18 anni e se lo litigano...
Mondiale1/gli svedesi Olsson-la-bestia tripla che è un piacere nel giorno del ritiro del gabbiano Jonathan. Non resta niente di buono in quest'atletica, amata adorata atletica, quella di Coe e Ovett, di Totò Antibo e di Lambruschini cervello fino. Se ne va pure Edwards, non c'è più nessuno davvero. Olsson è bestia ma non come le pallottole umane d'america: zompa felice e belluino e batte gli avversari (anche) per le profonde crepe che apre sulla pedana. In una di queste è precipitato il povero Fabrizio Donato, mentre Camossi langue a casa ed è un peccato perché era un grande. Per Christian è il primo oro-che-conta, primo di una lunga serie. Fa piacere quando le medaglie pigliano strade desuete, come quella svedese, ricca di antica gloria. L'altro oro di Svezia lo becca Kluft, Carolina per gli amici, sorellina minore e più gentile di Christian, che trincia l'Eptathlon con i suoi sorrisetti da telefilm. Scorna la padrona in casa, l'Eunice talentuosa nel lungo e negli ostacoli ma (quasi) debole nei lanci, la qual cosa consolerà il caro Jest, e sbanca pure i settemila punti. La piccola Kluft (si fa per dire, 1,78 d'altezza) bissa l'oro europeo e si candida per quello olimpico: a vent'anni non è roba da poco. Con sti due la Svezia farà un gran raccolto; ma anche il vecchio bucaniere Holm si aggiunge e regala la prima medaglia mondiale a 27 anni, con l'argento nel salto in alto svalutato di questi tempi. 2,32 che i tre italiani avrebbero dovuto mozzicare, e invece sono rimasti nani in qualificazione.
Diceva la radio stamattina: di nuovo in ufficio, alle prese con il capo e i colleghi. Si consiglia il ricorso al neurologo. Il ritorno può essere causa di ansia o di disturbi del sistema vegetativo.
Boh, io non mi ricordo una fava...
23/08/2003
Sono tornato. Ho la testa confusa. Dita malferme sulla tastiera. Dov'è la a? Dov'è la k? Devo sistemare le cose. Salato di salami sibillini. Panza di pecora, arrosticini e abbacchi. Caci spericolati e marce indeiboschi. Rivado via, poi torno di nuovo. Baci a tutti.
07/08/2003
bellissimo il blog di arkangel. non a caso er Gomy la definisce superstar. Mò me tocca leggemelo tutto...
una volta presentavamo liste... come dire... un po' mejo

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