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30/06/2003
Letter never sent/5
Amore, non mi sono dimenticato di te. E' che è un momento così alterno che una volta non ci sono e l'altra sono assente. Ancora non sono riuscito (non mi andava, in realtà) ad andare al mare. M'immagino come sei abbronzata, tu. Oggi volo a destra e a sinistra per questo ufficio, senza combinare granché. Ma quando posso, se posso, ti penso, promesso.
29/06/2003
Undici anni fa mi sono mangiato il cervello. Auguri.
28/06/2003
SEZIONE RECUPERI/2. The Redskins

Direttamente dai No Swastikas di Chris Dean, alias X Moore per il NME. O anche, come far sbarcare il radicalismo di sinistra più selvaggio in cima alle charts. R&B cantato con voce graffiante, potente, strummeriana. Un singolo dietro l'altro, un hit dietro l'altro, uno più irresistibile dell'altro. E i testi, politicizzati all'inverosimile, lotte sindacali, idoli da abbattere, potere, non mollare mai. Addirittura nel curriculum un'aggressione subita on stage ad opera dei nazi del national front, a catenate. Erano i tempi di Red Wedge, i compagni si chiamavano Paul Weller, Billy Bragg, Easterhouse. Le pressioni dei discografici, alle prese con una riottosa nuova gallina dalle uova d'oro. La fuga di Chris Dean in Francia, e il successivo perdersi delle sue tracce. La luce che si spegne, e resta un vinile infuocato, Neither Washington Nor Moscow. Fiati, Motown, e Molotov.
VERSI A PARTE/2
Fidelio all'Amatrix (Madrigale etilico al formaggio misto 3/4 pecora dei monti della Laga)
Endecasillabo non mi scocciare l'ho riattondata e non so contare liscio la metrica e piego la rima canto la cotica e porto la sgrima ne vengo giù dalla prussia incantata vado cercando la mia innamorata che specialmente a notte la sera perde la strada e busca le pera ha gli occhi come le stelle d'oriente ma per carità, non capisce niente ieri gli ho detto: anima mia sposami adesso! Fuggiamo via! Lei mi ha risposto: sì 'cciso camele! l'aggiu prumesso a Gabriele. E allora prima de rincostà all'osteria me retocca passà
me scale #1

ora
scusate ma devo proprio andare... |
27/06/2003
Lazionet

la sosteniamo o no, la nostra squadra? c'mon.
VERSI A PARTE/ Pietro Vitelli, il Campana de Cori 'ngrato
Ros Anna sorriso che si difende occhi che si danno desiderio d'ogni tempo, frutto maturo che dall'albero non cade.

Che cos'è una poesia? si chiedeva sovente Pepe Sarchiazzo alla terza anisetta conversando sul terrazzo di Tor Vajanica con Artemio Maria Lattanzi? Che cos'è se non una cosa dove si deve andare a capo spesso? Pietro Vitelli, andando a capo a dismisura, in questo è poeta. Nato a Cori, deve la sua audacia letteraria alle poche letture, all'assenza di internet, della televisione e del telefono nella sua contrada..."Ero in una zona d'ombra e donne zero - scrive di sé - così cominciai a poetare..." La poesia proposta è intitolata "Per la donna matura, sposata e con due figli, che dopo anni e anni di assalti, manco me l'ha data"... la rima giusta, ovvio. Ma chi è 'sta Ros Anna?
letter never sent/4
Amore, dice un amico che se mancasse la corrente e fossimo costretti a rivivere un'era preelettrica faremmo molte cose che adesso non facciamo. Fare a pugni, suonare acustico, fare all'amore. E che miseria. Fare all'amore con te non è roba da poco: io non saprei da dove cominciare. Non c'è da stupirsi, visto che non ti conosco. Il fatto è che tra il caldo, il ritmo della vita, i casini che non ti sto a dire, i blog e compagnia bella qua non c'è tempo per i rapporti umani. Senza tempo e senza calma non ci capiamo. Io non ti capisco, tu non mi capisci. Non si comunica. Perché credi, sennò, che ti scriverei queste cose senza spedirtele? Te le scrivo perché queste cose te le voglio dire, non te le spedisco perché non so chi sei, so solo che non ci sei e allora intanto che ti aspetto spezzo il silenzio e creo un'atmosfera familiare. Così quando poi ti trovo hai già un sacco di materiale da leggere: sono sicuro che sei una che sa leggere molto bene. Che a leggere le cose le può cambiare, farle proprie, che può farle brillare di vita. Quando ci vediamo giochiamo a staccare la corrente e vediamo.
Ieri è morto Marc Vivien Foé, 28 anni, calciatore camerunense. Un infarto in campo. Sconvolgente. (r.i.p.)
n e l f r a t t e m p o alice è di nuovo a coda ritta.
Tarquinialiena/4
La faccenda è tornata d'attualità iersera. Ne discutevo con Marcie, mentre sorseggiavo una menta e lei si sgranocchiava un osso. Credo che lei abbia messo il dito sulla piaga: dice che tutto questo giocare con l'eterna ghirlanda brillante non ci fa bene, se continuiamo a caricarla di significati che non ha. Effettivamente Hofstadter era interessante; ma qualcuno ne abusa, a volte, e poi si trova a sperdersi di notte in cornovaglia e a vagare guidato da cani pastori ebbri di whiskey che zigzagano sul ciglio di luminose scogliere, mentre il vento scommette con il mare: "una ghinea che cade giù, amico mio!" "no che non cade, fratello". Va bene, è vita, ma non tutte le sere.(continua)
letter never sent/3
amore, oggi la città è vuota. Ho passeggiato con Marcie per venti minuti, l'aria era non dico fresca, ma quasi. Ed era piacevole. Il fatto che la città sia vuota, in qualche modo, è pericoloso: molti guidano al limite, la mattina presto. Comunque la suggestione è già finita. Al lavoro si suda. I lavori in corso nel parcheggio (sopra la mia testa) regalano colonne sonore industriali che manco Brianino. Sopra alla capoccia in questo momento c'è un assolo di trapano a percussione, su tappeto ritmico di mazzette e scalpelli. E ora che stacco dallo scriverti, sai che faccio? Mi metto a cantare. Vediamo se viene fuori un'orchestra "ambient", oppure, com'è più probabile, mi cacciano via. Cosa che non accadrebbe, certo, se avessi la tua voce di sirena: semmai, sarebbero scrosci di applausi e aumenti di stipendio.
26/06/2003
ammore ammore si’ fujuto ‘a int’ ‘a stu core staje annascunnuto addò te cerco io nun te trovo pe’ mmezo ‘e chi ce sparte e ce cummanna ancora tu si’ fujuto comme auciello ‘a int’ ‘a gaiola
dduje juorne ‘e guardia, me pesa stu fucile jurnata ‘e viento int’ ‘o cielo d’aprile sbatte ‘a bannera, sta pezza a tre culure n’ata lacerta se ‘nfizza dint’ ‘o muro
colpe ‘e cannune, È ‘o sanghe d’ ‘e guagliune ‘nfonne sta terra ‘a terra d’ ‘e pasture sta ‘mmano ‘o viento, vola luntano luntano assaje ‘o core mio chi ‘o ssape tu addò staje?
‘nfoca ‘a stagione cu ‘a povere e ‘o rummore guagliune ‘e piazza pazzeano ‘o pallone io e te criature, stammo sempe aspartate ca si ce guarde ‘o ssaje simmo diverse ‘all’ate
ce simmo amate n’ammore maje capito ce hanno spartuto, diceno ca simmo nemice pe’ mmezo ‘e nu nomme, ‘e na pezza che sbatte, ‘e na preghiera a n’atu ddio ‘nfaccia a sta terra s’ha da muri’.
ammore ammore si’ fujuto ‘a int’ ‘a stu core staje annascunnato addò te cerco io nun te trovo pe’ mmezo ‘e chi ce sparte e ce cumanna ancora tu si’ fujuto comme auciello ‘a int’ ‘ a gaiola
(ammore nemico)
BLACK CORRIDOR
Space is infinite, it is dark,
space is neutral, it is cold.
Stars occupy minute areas of space.
They are clustered a few billion here
and a few billion there,
as if seeking consolation in numbers.
Space does not care, space does not threaten.
Space does not comfort, it does not speak.
It does not wake, it does not dream,
it does not know, it does not fear,
it does not love, it does not hate.
It does not encourage any of these qualities.
Space cannot be measured,
it cannot be angered,
it cannot be placated.
It cannot be summed up.
Space is there.
Space is not large and it is not small.
It does not live and it does not die.
It does not offer truth and neither does it lie.
Space is a remorseless, senseless,
impersonal fact.
Space is the absence of time
and of matter.
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CORRIDOIO
NERO
Lo spazio è infinito, è buio,
lo spazio è neutro, è freddo.
Le stelle occupano aree di spazio minuscole.
Si affollano qualche miliardo qua
e qualche miliardo là,
come se cercassero consolazione nei numeri.
Lo spazio è indifferente, lo spazio non minaccia.
Lo spazio non conforta, non parla.
Non si sveglia, non sogna,
non conosce, non teme,
non ama, non odia.
Non incoraggia alcuna di queste qualità.
Lo spazio non può essere misurato,
non può essere inquietato,
non può essere placato.
Non può essere riassunto.
Lo spazio c'è.
Lo spazio non è grande e non è piccolo.
Non vive e non muore.
Non offre verità, ma non mente.
Lo spazio è privo di rimorsi, privo di senso,
non è un fatto personale.
Lo spazio è l'assenza di tempo
e di materia.
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poesia
di / poem by Michael Moorcock
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traduzione di /
translation by sigurð |
Letter never sent/2
Amore, quando cammino "diversamente" riesco a notare delle cose che, preso nella morsa dello stress, non noto. Ci pensavo settimane fa, mi trovavo a Santa Maria Maggiore, era verso il tramonto, non avevo un accidenti da fare e passeggiavo piano piano. La basilica era veramente bella, e io stavo proprio bene. In genere, mi costringo a correre come un pazzo, e le impressioni non mi timbrano l'anima. Quella sera no. C'era un vento di tensione, ieri, sembravano tutti su di giri e arrabbiati. Oggi è meglio. La gente quando fa caldo ha meno pazienza. Sai la moda delle scarpe "vecchie"? Qualcuno ha rifatto pure le SL72 dell'Adidas. Mi è preso un accidenti perché le portavo all'epoca. Ma non ci sono quelle azzurre, solo rosse e verde muschio. E costano troppo. Vedrò in giro se si trova l'originale. Sarebbero scarpe buone per viaggiare nel tempo. Le indosserei e tornerei indietro di vent'anni, giusto per vedere com'eri ai tempi della scuola.
Mazda marimba
 (hp)
Correte

prima di ritrovarvi con una saga di ritardo. Ahò, io vi ho avvertito. Tutto quello che dovete fare è cliccare
25/06/2003
Brianino/1
Dice che quando studiava in convento ne faceva di tutti i colori alle suore. Scherzacci da caserma, anche se Brian Peter George StJohn Le Baptiste de la Salle Eno era un piccolo gentilomino del Sussex che studiava per diventare genio. Suor Genoveffa aveva il suo bel da fare per controllarne gli estri: ecco che quando c'era per colazione la marmellata di lamponi, che a lui non piaceva, Brianino (così lo chiamavano affettuosamente le suore) s'inventava l'ologramma marmellatico, che regolarmente finiva per spiaccicarsi sulla fronte dell'odiato nemico Gilberto O'Sullivan. Brianino eccelleva nel canto, ma di più amava smontare e rimontare i risultati ottenuti nel coro, cosa che faceva con un minimagnetofono che portava sempre con sé. Registrava ogni sorta di versi: dal grugnito del maiale Trevor al glugglù del tacchino Fabiocapello che per questo s'incazzava come un tucano, pur avendo meno becco da spendere. Poi montava il tutto componendo sinistre litanie che terrorizzavano Suor Clotilde. Le giornate di brianino trascorrevano spensierate, e il suo peggior nemico era proprio il nulla che accadeva. Il piccolo genio combatteva la noia sperimentando nuove soluzioni sonore: famosa la geniale idea di servirsi di una fila di miccette e di tre richiami per anatre per inventare la Musica per Confessionali. Cosa che il reverendo Moon non gradì: tutti sapevano, però, che Moon era uno spostato. (continua)
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